{"id":325,"date":"2015-03-11T21:09:11","date_gmt":"2015-03-11T20:09:11","guid":{"rendered":"https:\/\/sperimentando.com\/?p=325"},"modified":"2015-05-19T18:20:45","modified_gmt":"2015-05-19T16:20:45","slug":"le-parole-chiave-della-pedagogia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sperimentando.com\/?p=325","title":{"rendered":"Le parole chiave della Pedagogia"},"content":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 una raccolta di parole chiave della pedagogia elaborato da insegnanti\u00a0di scienze delle scuole secondarie di secondo grado. Buona lettura!<\/p>\n<h3><span style=\"color: #ff6600;\">Errore, Interculturalit\u00e0, Mediazione<\/span> di <em>Giorgio Vacchiano\u00a0<\/em><\/h3>\n<p class=\"p1\"><span style=\"color: #ff6600;\">Errore<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Per coscientizzare l\u2019allievo ed evitare la violenza nei suoi confronti, \u00e8 necessario considerare l\u2019errore per la sua vera natura: il risultato di una ipotesi operata dall\u2019allievo e applicata al problema in questione. La pedagogia attiva dovrebbe infatti mirare proprio a creare problemi, intesi etimologicamente come \u201ccose poste davanti allo sguardo\u201d che chiamano la ricerca di una soluzione e l\u2019attivazione di strategie di riflessione e creativit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"p1\">K. Popper teorizz\u00f2 l\u2019apprendimento per prove ed errori come fondamento del metodo scientifico, ma anche come modalit\u00e0 essenziale di apprendimento da parte degli esseri viventi. Il confronto delle ipotesi erronee con la realt\u00e0 \u00e8 determinante per raffinare le ipotesi e arrivare a modelli interpretativi pi\u00f9 funzionali della realt\u00e0. Secondo Agassi, non ci sono metodi che impediscano di commettere errori, pertanto identificare l\u2019errore con la colpa \u00e8 arbitrario e privo di significato. La correzione dell\u2019errore alimenta la dialettica tra errore e verit\u00e0 (R Perrini, \u201cPianeta scuola\u201d, Armando Ed., Roma 2002).<\/p>\n<p class=\"p1\">Occorre dunque evitare sia una pedagogia punitiva che una \u201cnon direttiva\u201d (trascurare l\u2019errore per non mettere in difficolt\u00e0 l\u2019allievo), e considerare l\u2019errore come momento essenziale dell\u2019apprendimento. Anzi, si cercher\u00e0 di proporre problemi che mettano l\u2019allievo in condizione di incorrere in errori, perch\u00e9 possa essere stimolato a formulare ipotesi e impari a metterle alla prova. Per fare questo \u00e8 essenziale che il docente abbandoni il ruolo di depositario della verit\u00e0 (superiorit\u00e0, sfruttamento dell\u2019errore dell\u2019allievo per affermare se stesso) e che crei un clima di classe-comunit\u00e0 (Scuola di Barbiana, \u201cLettera a una professoressa, Einaudi, Firenze 1976)permeato da relazioni positive, in cui la discussione degli errori sia parte integrante della vita comune, immune da sensi di colpa suscitati dall\u2019insegnante o dai compagni (accettazione dell\u2019errore sia sul piano razionale che emotivo). Anche l\u2019errore dell\u2019insegnante potrebbe trovare un giusto posto in un simile approccio didattico.<\/p>\n<p class=\"p1\"><span style=\"color: #ff6600;\">Interculturalit\u00e0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Il 26% dei ragazzi in et\u00e0 scolare in Italia proviene da una cultura non italiana (come prima o seconda generazione), con valori che possono variare da 0% al 50% a seconda della scuola (dati: \u201cRapporto nazionale 2013\/2014: Alunni con cittadinanza non italiana\u201d, MIUR, Quaderni ISMU 1\/2015). L\u2019attualit\u00e0 relativa ai fenomeni migratori impone all\u2019attenzione il tema del rapporto tra culture e dell\u2019insegnamento a ragazzi provenienti da culture differenti (181 Paesi rappresentati in Italia, pi\u00f9 le molte culture \u201csenza passaporto\u201d). Alcuni esempi delle sfide che si possono riscontrare: il prevalere di una cultura della parola o dell\u2019esempio, le diverse realt\u00e0 significate da parole come \u201cfamiglia\u201d, le difficolt\u00e0 create dalle leggi sull\u2019immigrazione (o anti-immigrazione?) e sulla cittadinanza della Repubblica Italiana, le competenze linguistiche, le grandi aspettative dei genitori sul successo scolastico dei figli come fonte di riscatto sociale, le sfide dell\u2019integrazione che riguardano anzitutto le famiglie di provenienza.<\/p>\n<p class=\"p1\">L\u2019integrazione-intercultura, intesa come azione che faccia avvenire l\u2019incontro e che tenga conto delle caratteristiche proprie di ogni minoranza (ma ancora diversa dall\u2019inclusione-transcultura, per la quale le differenze sono fonte di ricchezza reciproca e contribuiscono alla creazione dell\u2019universo di valori complessivo) dovr\u00e0 porre attenzione ai seguenti aspetti in particolare: pedagogia dell\u2019accoglienza (soprattutto nelle prime settimane), curare il rapporto con le famiglie, favorire la creazione di loro legami con il territorio, partire dalle tradizioni locali, insegnare il significato della storia personale di ciascuno &#8211; ma anche saper proporre storie alternative,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>favorire l\u2019incontro mediante mediatori o supporti pedagogici (il cibo, il gioco, il vestire, la religione, la lingua &#8211; cfr. in particolare \u201cLinee guida per l\u2019accoglienza e l\u2019integrazione degli alunni stranieri\u201d, MIUR 2014), sfruttare la rete educativa (ASL, assistenti sociali ecc.), gestire i conflitti come occasione di confronto costruttivo e non come difficolt\u00e0 da evitare.<\/p>\n<p class=\"p1\">Si manifesta quindi la necessit\u00e0 di andare ben oltre un semplice approccio di convivenza o tolleranza, ma di avventurarsi a incontrarsi (spesso: scontrarsi) con l\u2019altro, e accettare la ferita che inizialmente questo ci provoca. L\u2019incontro con l\u2019altro \u201callarga i nostri orizzonti e ridimensiona certezze (\u2026) Quando si dilata fino a coinvolgere le sue radici e le sue speranze, la sua storia e il suo mistero, allora l\u2019incontro dell\u2019altro si fa accoglienza, (\u2026) parametro di crescita della persona\u201d (C Laneve, \u201cIncontro e accoglienza: vie per la solidariet\u00e0\u201d, La Scuola Ed., Brescia 1999). Un incontro che si esercita prendendo le distanze sia dall\u2019universalismo (assimilazione delle differenze) che dal relativismo (ideologizzazione delle differenze), che sia paritario e plurale, e che punti al riconoscimento della pari dignit\u00e0 delle culture, intese come approcci di interpretare il reale, e al conseguimento della reciprocit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"p1\"><span style=\"color: #ff6600;\">Mediazione<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Compito essenziale dell\u2019educatore\/insegnante \u00e8 instrumentare gli allievi a interpretare la realt\u00e0, a produrre concetti e a trasferirli da un significato all\u2019altro. L\u2019insegnamento si articola in un continuo rimando tra limite (quel che non so) e potenzialit\u00e0 (quello che potrei sapere), ma ogni apprendimento umano avviene mediante mediazione, diretta o indiretta, di un altro essere umano (\u201cper sapere devo imparare da chi sa\u201d). Questo perch\u00e9 tra oggetti sensoriali e oggetti mentali c\u2019\u00e8 una fondamentale incompatibilit\u00e0; generalmente, gli oggetti sensoriali devono prima essere tradotti in oggetti mentali per poter essere comunicati, memorizzati e utilizzati in modo ripetitivo o creativo.<\/p>\n<p class=\"p1\">L\u2019azione di mediazione dell\u2019insegnante si pu\u00f2 esaminare sotto diversi punti di vista: 1) nell\u2019insegnare ai ragazzi a imparare, spiegando loro i gesti mentali necessari a prestare attenzione, riflettere e memorizzare messaggi didattici, nel rispetto del loro stile cognitivo preferenziale e esplicitando le tecniche richieste nel corso del dialogo pedagogico (A de la Garanderie, \u201cI mezzi dell\u2019apprendimento e il dialogo con l\u2019alunno\u201d, Erickson, Trento 2003); 2) nel favorire la partecipazione attiva degli alunni all\u2019azione educativa; 3) nel creare un clima di classe favorevole &#8211; infatti una corretta gestione della classe \u00e8 ritenuto il fattore singolo pi\u00f9 importante per un apprendimento di successo (Wang et al., \u201cWhat helps student learn?\u201d, Educational Leadership 1993\/1994, pp. 74-79). La ricerca scientifica recente concorda nel ritenere fondamentali le relazioni che si creano tra insegnante e allievi per una buona gestione della classe e una efficace prevenzione dei comportamenti problematici; il supporto positivo del docente mediante i messaggi non verbali (Jones), la sua partecipazione consapevole (e non distaccata) alla vita di classe (Kounin), la trasmissione delle abilit\u00e0 insieme al contesto in cui applicarle (Brophy), l\u2019assertivit\u00e0 (Canter), la comunicazione chiara degli obiettivi di apprendimento e il riconoscimento dei bisogni e delle dignit\u00e0 degli studenti (Marzano) sono alcune strade che la ricerca ha indicato per giungere a una mediazione efficace degli apprendimenti (L d\u2019Alonzo, \u201cLa gestione della classe\u201d, La Scuola Ed., Brescia 2004).<\/p>\n<h3><span style=\"color: #00ff00;\">Mediazione, Incidente Critico, Resilienza<\/span> di Elisa Corteggiani Carpinelli<em>\u00a0<\/em><\/h3>\n<p><span style=\"color: #00ff00;\">Mediazione<\/span><\/p>\n<p>Molto nell\u2019apprendimento \u00e8 un fatto di mediazione. Le immagini mentali che riusciamo a creare di fronte ad un oggetto sono i mediatori fra il mondo degli oggetti e quello delle idee, sono i ponti verso l\u2019esperienza intellettuale o astratta che consente l\u2019apprendimento<sup>1<\/sup>. In un discorso, come \u00e8 quello pedagogico, in cui si ricerca la comprensione fra due parti, usare esempi esplicativi significa usare mediatori fra le conoscenze che l\u2019educando possiede gi\u00e0 e le nuove conoscenze che l\u2019insegnante cerca di trasmettergli.<\/p>\n<p>Nel rapporto educativo l\u2019insegnante cerca costantemente la connessione con gli alunni ed ha l\u2019impegno di trovare tutti i mediatori possibili perch\u00e9 questa connessione si attivi e continui a funzionare per accompagnare gli alunni nella loro crescita educativa. \u201cL\u2019educazione \u00e8 sempre stata relazione, tra l\u2019insegnante e l\u2019alunno, mediata dall\u2019oggetto dell\u2019insegnamento [&#8230;] ed \u00e8 straordinariamente importante per l\u2019educatore, la capacit\u00e0 di amare e di inventare ogni giorno metodi e tecniche\u201d dice Paulo Freire durante un\u2019intervista in Italia nel 1989<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p>La connessione fra l\u2019insegnante e gli alunni passa come prima cosa attraverso la conoscenza e la consapevolezza delle storie di ciascuno e poi attraverso tutti i ponti di connessione che si riescono a creare fra queste storie. Dietro all\u2019insegnante e ai suoi alunni ci sono storie di crescita e di quotidianit\u00e0, di stimoli intellettuali e materiali, di lingue, suoni odori e ricordi familiari molto spesso diversi. Tutte queste storie si possono e si devono conoscere, valorizzare, condividere e devono essere il punto di partenza per stabilire un linguaggio comune, per chiarire quali sono gli obiettivi comuni e dobbiamo valorizzare il contributo di ciascuna di queste storie nel percorso verso gli obiettivi di apprendimento comuni, un percorso nel quale gli alunni sono i protagonisti del proprio apprendimento. Conoscere queste storie e trovare molteplici mediatori fra di esse significa accoglienza<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Infine mediatori possono gli alunni provenienti da altre culture che diventano mediatori fra la famiglia e il mondo nuovo e viceversa, perch\u00e9 imparano la lingua nuova senza per\u00f2 dimenticare quella materna, fondamentale patrimonio di passaggio, in una comunit\u00e0 dove tutti si chiedono, attraverso l\u2019immaginazione, come sarebbe essere qualcun altro<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p><strong>Referenze<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Antoine de La Garanderie \u201cI mezzi dell\u2019apprendimento e il dialogo con l\u2019alunno\u201d<\/li>\n<li><em>Dialoghi con Paulo Freire<\/em> (1989) intervista di alcuni docenti italiani a Paulo Freire<\/li>\n<li>Andrea Canevaro, frasi in una riflessione rivolta agli insegnanti nell\u2019ambito di un progetto pedagogico per il Comune di Ravenna<\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #00ff00;\">Incidente critico<\/span><\/p>\n<p>Nel processo educativo la violenza \u00e8 da evitare in tutti modi, l\u2019insegnante deve gestire l\u2019ambiente educativo in modo tale da creare un clima positivo nel quale gli eventi di rottura vengano prevenuti. Un ambiente nel quale ci si confronta sempre, perch\u00e9 ci si riconosce e nel quale i conflitti si affrontano e si superano. Eppure gli incidenti anche in un clima come questo avvengono. Avvengono perch\u00e9 fanno parte del nostro vissuto. Per evitare che questi eventi sospendano in modo indeterminato i rapporti e interrompano il confronto gettando la comunicazione nell\u2019incomprensione \u00e8 importante imparare a porsi domande, a capire gli incidenti e ad usarli come punti di partenza per gettare nuovi ponti. Quando riusciamo a trasformare un atto di rottura nell\u2019occasione per trovare nuove soluzioni e costruire nuovi rapporti abbiamo trasformato un incidente in un incidente critico. Un esempio molto forte di incidente critico viene presentato da Andrzej Wajda nel film che racconta la storia e la pedagogia del Dottor Korczak<sup>1<\/sup>. Un adolescente che ha appena perso la sua famiglia in mezzo agli orrori dell\u2019occupazione nazista entra a far parte della comunit\u00e0 dell\u2019orfanotrofio e si rende protagonista di uno scontro con un ragazzo pi\u00f9 grande e gi\u00e0 ben inserito che per\u00f2 sta affrontando la sua vita e i dolori della guerra interiorizzando il senso di inferiorit\u00e0 che il razzismo nazista sta cercando di imporre. L\u2019incidente viene affrontato dando ascolto e accoglienza al vissuto di ciascuno, creando nuovi canali di comunicazione e gettando le basi per nuovi e rinnovati rapporti umani. Nella nostra quotidianit\u00e0 di insegnanti occasioni come queste ci vengono offerte ogni volta che uno studente ha la sensazione di non essere capito nella classe o nel rapporto con l\u2019insegnante, ogni volta che ci pone difronte ad una rottura perch\u00e9 non riesce a capire gli obiettivi o a trovare la strada per raggiungerli. Sono tutti incidenti che non dobbiamo lasciare sospesi ma dobbiamo trasformare in incidenti critici.<\/p>\n<p><strong>Referenze<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Film \u201cDottor Korczak\u201d (1991) di Andrzej Wajda<\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"color: #00ff00;\">Resilienza<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/sperimentando.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/tree05.jpg\" data-fslightbox=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-364 alignright\" src=\"https:\/\/sperimentando.com\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/tree05.jpg\" alt=\"tree05\" width=\"180\" height=\"176\" \/><\/a>In biologia l\u2019omeostasi \u00e8 la capacit\u00e0 degli organismi viventi di mantenere il proprio equilibrio interno di fronte al variare delle condizioni esterne che lo influenzano. In psicologia si chiama resilienza la capacit\u00e0 di far fronte in maniera costruttiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficolt\u00e0, senza perdere la propria umanit\u00e0. Andrea Canevaro in \u201cBambini che sopravvivono alla guerra\u201d definisce la resilienza come \u201cla capacit\u00e0 non tanto di resistere alle deformazioni, quanto di capire come possano essere ripristinate le proprie condizioni di conoscenza ampia, scoprendo uno spazio al di l\u00e0 di quello delle invasioni, scoprendo una dimensione che renda possibile la propria struttura\u201d<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Questa categoria \u00e8 estremamente importante tanto nell\u2019educazione dei bambini quanto in quella degli adolescenti e degli adulti. Tutti sono sottoposti agli urti della vita e anzi crescendo si perde l\u2019elasticit\u00e0 istintiva necessaria per affrontarli, e si sviluppa al contrario rigidit\u00e0. E\u2019 per questo che \u00e8 compito dell\u2019educazione a tutti i livelli insegnare la resilienza e insegnare in modo guidato e protetto a mettere in crisi tutto ci\u00f2 che \u00e8 precostituito, perch\u00e9 solo cos\u00ec si ri-inizia veramente ad imparare. Nella mia esperienza insegnare la resilienza sta diventando sempre pi\u00f9 importante in particolare fra gli adolescenti.<\/p>\n<p><strong>Referenze<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Canevaro, A. Malaguti, A. Miozzo, C. Venier (a cura di), &#8220;Bambini che sopravvivono alla guerra&#8221;, Trento, Erickson, 2001<\/li>\n<\/ol>\n<h3><span style=\"color: #3366ff;\">Scuola, Relazione, Coraggio di Amare\u00a0<\/span>di Stefano Beluzzi<em>\u00a0<\/em><\/h3>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\">Scuola<\/span><\/p>\n<p>La parola scuola significa commento delle cose che ci circondano, far scuola significa commentare la realt\u00e0 di appartenenza, ma commentandola liberamente.<\/p>\n<p>La scuola ha lo scopo di farci rapportare alla parola, tutto diventa significativo nella nostra societ\u00e0 quando diviene parola.<\/p>\n<p>Nella scuola si impara a significare la propria vita, si impara la Cultura, si impara ad imparare e ci si educa alla conoscenza, all&#8217;estetica, all&#8217;etica e alla politica tramite la relazione educativa.<\/p>\n<p>Vorrei partire da questa parola chiave perch\u00e8 penso che sia fondamentale avere in mente quale sia il lavoro che siamo chiamati a fare come educatori!<\/p>\n<p>Il lavoro dell&#8217;insegnante non \u00e8 facile: \u201cGli insegnanti prendono ogni giorno circa cinquecento decisioni di conduzione della realt\u00e0 di classe, che rende il loro lavoro secondo solo come complessit\u00e0 e stress a quello dei controllori di volo del traffico aereo\u201d (d&#8217;Alonzo); ci\u00f2 che mi affascina di questo complesso lavoro \u00e8 il servizio che questo apporta, l&#8217;insegnante non \u00e8 a scuola per se stesso, \u00e8 a scuola per i ragazzi, loro sono il centro dell&#8217;azione (dott. Korzack).<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo che si vuole raggiungere \u00e8 molto alto e bisogna tenerlo sempre in mente, l&#8217;insegnante non ha il compito di trasmettere dei concetti fine a se stessi per poter poi dare un voto e un giudizio, ha il compito di educare i ragazzi, tramite la disciplina che insegna, ai valori della vita e di fornire gli strumenti per poter essere in grado di commentare liberamente la realt\u00e0.<\/p>\n<p>La scuola non deve vivere fine a se stessa facendo studiare solo per il voto al fine di selezionare (Lettera ad una professoressa), c&#8217;\u00e8 in gioco molto di pi\u00f9 e i primi a doverlo capire sono gli insegnanti e le famiglie.<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\">Relazione<\/span><\/p>\n<p>La conoscenza si fonda sulla relazione con l&#8217;essere e questo fa fare esperienza. La relazione educativa si crea sia con il gruppo classe che con il singolo individuo. E&#8217; fondamentale creare una buona relazione, perch\u00e8: aiuta il processo di insegnamento &#8211; apprendimento che \u00e8 uno scambio sentimentale, aiuta a capire la persona e a contestualizzarla, aiuta a lavorare sugli errori senza sentirsi giudicati, perch\u00e8 la persona non \u00e8 il suo errore, ma accompagnati (devo potermi fidare del mio educatore e devo sentire che vuole il mio bene, anche se magari non lo capisco subito), aiuta a gestire il conflitto senza sfociare nella violenza.<\/p>\n<p>La relazione deve essere dinamica e interessata, l&#8217;allievo capisce di non sapere e trova nell&#8217;insegnante qualcuno che possa aprirlo a nuovi orizzonti, viene passata conoscenza attraverso una determinata disciplina; l&#8217;insegnante che conosce esercita un potere e questo determina una gerarchia; con il passare del tempo scambiando conoscenza l&#8217;allievo viene messo nella condizione di arrivare a parit\u00e0 con il proprio insegnante e di superarlo (penso che sia la soddisfazione pi\u00f9 grande). Se viene a mancare questa componente dinamica, la relazione diventa patologica e il potere esercitato diventa dominio. Questo si vede molto bene nel karate-do, che pratico, alcuni maestri giapponesi per paura di perdere allievi insegnano solo parzialmente e non c&#8217;\u00e8 modo di crescere e diventare autonomi, costringono le persone a rimanere vincolate a loro, cos\u00ec per\u00f2 si perde il senso della relazione allievo-maestro e l&#8217;arte stessa perde di significato.<\/p>\n<p>Un educatore che si mette in gioco nella relazione con i propri ragazzi, in grado di amare \u00e8 capace di creare dove apparentemente non c&#8217;era nulla (Paulo Freire).<\/p>\n<p>Ho scelto questa seconda parola, perch\u00e8 \u00e8 la chiave che permette di svolgere il lavoro dell&#8217;insegnante, senza la relazione non c&#8217;\u00e8 modo di insegnare n\u00e9 di educare.<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\">Il Coraggio di Amare<\/span><\/p>\n<p>La prima virt\u00f9 da costruire come educatori \u00e8 il coraggio di amare, personalmente penso che sia la cosa che si tiene meno in conto o si d\u00e0 per scontata, ma si deve amare: amare il processo educativo stesso, amare la pratica educativa e amare lo studente indipendentemente dal fatto che a lui piaciamo o meno (Paulo Freire).<\/p>\n<p>Senza l&#8217;amore tutto questo lavoro perde di significato e diventa sterile; penso sia l&#8217;ultima cosa di cui hanno bisogno i ragazzi, l&#8217;esempio pi\u00f9 sbagliato \u00e8 far vedere che non si ama il proprio lavoro, che di conseguenza significa non amare i ragazzi stessi e loro questo lo sentono benissimo.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 dare un ordine alle virt\u00f9, sono tutte necessarie: l&#8217;umilt\u00e0, la coerenza, la paziente impazienza, la curiosit\u00e0; vanno tutte tenute in considerazione sempre quando si educa.<\/p>\n<p>La spinta viene dall&#8217;amore per questo lavoro a cui seguono le altre virt\u00f9 per svolgerlo al meglio, penso che questi concetti siano la linfa che alimentano l&#8217;azione educativa e bisogna sempre allenarli tramite la formazione e il continuo mettersi in gioco altrimenti si viene logorati dalla routine, si perde la rotta e si rischia di fare pi\u00f9 male che bene.<\/p>\n<p>Se avessi la possibilit\u00e0 di diventare insegnante cercherei sempre di portarmi dentro queste parole e di metterle in pratica, proprio per la responsabilit\u00e0 a cui sono chiamato: educare e formare altre persone attraverso lo studio delle scienze.<\/p>\n<p><strong>Referenze<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>\u201cLa gestione della classe\u201d- Luigi d&#8217;Alonzo, editrice La Scuola;<\/li>\n<li>\u201cLettera ad una professoressa\u201d &#8211; Scuola di Barbiana, Storia d&#8217;Italia Einaudi;<\/li>\n<li>film Dottor Korzack (1991) di Andrzej Wajda ;<\/li>\n<li>video intervista Paulo Freire;<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 una raccolta di parole chiave della pedagogia elaborato da insegnanti\u00a0di scienze delle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":327,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[2,1],"tags":[43],"class_list":["post-325","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-insegnanti","category-tutto","tag-pedagogia"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/sperimentando.com\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/parola-chiave.gif","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p5Zhdi-5f","jetpack_likes_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/sperimentando.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/325","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/sperimentando.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/sperimentando.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sperimentando.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sperimentando.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=325"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/sperimentando.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/325\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":387,"href":"https:\/\/sperimentando.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/325\/revisions\/387"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sperimentando.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/327"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/sperimentando.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=325"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/sperimentando.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=325"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/sperimentando.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=325"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}